Perché un Prix Zonta?

7 novembre 2005 

Nel lontano 8 novembre 1919, a Buffalo, negli Stati Uniti, un piccolo gruppo di donne fondò il primo Zonta Club nel mondo.

Appartenevano alla prima generazione che aveva potuto accedere agli studi superiori e ottenuto i diritti civici, tutte provenivano dall’élite culturale ed economica. 

Malgrado i pregiudizi dell’epoca, si impegnarono professionalmente in tutte le discipline. Avevano le idee chiare e la consapevolezza che solo un’istruzione generalizzata, aperta a tutte le donne, fosse la via da percorrere per raggiungere gli obiettivi di pace che si erano date. L’ignoranza è la radice di povertà, fame, emarginazione che provocano rabbia e conflitti. L’istruzione è invece la strada verso la libertà e verso una comprensione internazionale e multiculturale. 

Questo comporta l’obbligo morale e intellettuale di riconoscere le competenze, anche in campi del sapere meno popolari come quelli scientifici, fondamentali per la qualità della vita e per il futuro dell’umanità.

Intuizione rapida, comunicazione chiara e ragionamento rigoroso

È questa visione del sapere e questo riconoscimento dell’eccellenza che ha portato alla creazione del PRIX ZONTA, attribuito ogni due anni dai club Zonta dell’Unione Intercity Svizzera e Liechtenstein a una ricercatrice di alto livello.


Luisella Realini, presidente dell’Unione Intercity, in occasione della consegna del primo PRIX ZONTA il 7.11.05 a Berna

Perché le scienze? 

7 novembre 2007

Perché vogliamo comprendere la vita e l'universo, perché ci incuriosisce il mistero della vita, perché vogliamo essere protagoniste delle scelte di società che ci vengono poste. Semplicemente, vogliamo esprimere appieno la nostra sensibilità di donne.

Fondato l’8 novembre l919, lo Zonta International, che conta oggi 33.000 zontiane organizzate in 1245 club in 68 paesi, ha una lunga tradizione di apertura verso le scienze. 

Dal 1952 distribuiamo delle borse alle ricercatrici in campo aerospaziale (1192 borse per 7 milioni di dollari US in 58 paesi) alla memoria della zontiana Amelia Earhart, la prima donna ad aver trasvolato in solitaria l’Oceano Atlantico, che ha pagato con la vita la sua passione, la sua curiosità scientifica e il suo gusto del rischio. Non si è mai saputo dove sia scomparsa con il suo aereo. 

Era una donna bella, innamorata, intelligente, competente, che amava le arti, le scienze, la tecnica e che pensava al futuro. È il modello di donna che vogliamo sostenere: quello di una donna curiosa e impegnata. 

Il nostro modello non rispecchia quello di una donna che entra nelle scienze come se entrasse in un convento, lasciando tutto dietro di sé, ma piuttosto quello di una donna che ha un equilibrio interiore, un equilibrio di coppia, di famiglia, che si impegna per la collettività, i cui valori emotivi e affettivi sono parte integrante della sua personalità. 

Sono finiti gli stereotipi sociali e di sesso che fanno della donna scientifica un «cuore inaridito», che non si interessa che al rigore, alla logica e alla difficoltà: sono qualità certamente indispensabili, noi però vogliamo insistere anche sul ruolo dell’intuizione, dell’immaginazione, della creatività, dei valori femminili belli, come belle sono le scienze! 

Una poesia è bella quanto una formula di matematica. 

Basta essere in grado di leggere e di capire entrambe. 

Una non esclude l'altra. Ci vogliono tutte e due. 

Ecco perché «le scienze».                                          

Luisella Realini
Presidente Unione Intercity Svizzera e Liechtensteinin occasione della consegna del secondo PRIX ZONTA il 7.11.07 a Berna


 

Perché l’eccellenza?

6 novembre 2009

Perché siamo donne responsabili, nell’accezione latina di sponsio, spondere, che vuol dire propriamente rendersi garante di qualcuno, promettere d’impegnarsi per l’Altro.

Sappiamo perfettamente che le ricercatrici hanno ancora molta strada da fare per rompere il “soffitto di vetro”, simbolo della barriera invisibile che le donne incontrano nel ricoprire ruoli di responsabilità presso le istituzioni, dove lavorano con passione raggiungendo l’eccellenza. Eppure è a questi livelli, cioè coprendo ruoli di responsabilità, che si gioca il futuro della scienza e si fanno le scelte per rispondere alle sfide etiche e concrete poste alla nostra società.

Le leggi che regolano la fisica, la chimica, la biotecnologia, le scienze dei materiali, l’informatica, la robotica, l’astronomia e tanti altri settori scientifici non si pongono la domanda sul senso della scienza. Infatti, le scoperte scientifiche si legittimano ed esprimono il loro senso in modo autoreferenziale.

Spetta alla società civile decidere cosa fare dei risultati e delle scoperte scientifiche, ed è nelle scelte sociali che la responsabilità verso l’Altro e il riconoscimento dell’eccellenza dovrebbero ricomporsi. In questo senso le donne devono poter svolgere un ruolo importante. 

Per i greci, l’eccellenza era un concetto in cui estetica e etica si fondono inscindibilmente: una sola parola per esprimere entrambi i concetti kalokathìa da kahlòs, kài, agathòs bello, giusto, valido. 

L’eccellenza esprimeva dunque lo slancio dell’essere umano verso la perfezione, l’assoluto, la giustizia, la validità in tutte le discipline e, nell’agorà, si gioiva condividendo con la collettività, che ne era fiera, i risultati ottenuti dai “cittadini eccellenti”. 

Questo modello di eccellenza è anche il nostro: l’eccellenza riconosciuta che include tutti, non l’eccellenza arrogante che esclude i meno dotati.

Questo condividere è tanto più importante in un periodo, l’attuale, in cui il cittadino medio ha uno sguardo critico nei confronti della scienza e della ricerca di cui non conosce sempre la portata dei rischi e la validità delle conquiste, benché egli sia chiamato a votare sempre più sovente su dei temi che richiederebbero delle conoscenze scientifiche più approfondite.

Riallacciare un legame tra studiosi e società, colmare il divario che separa il mondo della ricerca e il cittadino comune a cui è facile fare delle false promesse, far sorgere speranze esagerate ma anche diffidenze ancestrali, è una responsabilità che Zonta International si assume in modo esplicito. Nel “Position Paper Improving the Access of Woman and Girls to Science, Mathematics and Technology Education”, Zonta International incoraggia le donne a intraprendere le carriere scientifiche e a esercitare un lavoro di divulgazione a tutti i livelli scolastici e della società.

Vorremmo che gli studiosi continuassero a guardare liberamente, sempre più in alto verso il “cielo stellato” di Kant per ritrovare e provare la bellezza della natura e correttezza della responsabilità etica nei confronti degli altri.

 “Non esiste vento a favore per chi non conosca il proprio porto.” (Seneca, Epistole)

Noi auspichiamo che il vento dell’intelligenza femminile, maschile e di tutta l’umanità spinga il mondo verso un porto in cui la pace, la gioia di vivere e l’impegno di tutti sia un sogno realizzabile. 

Luisella Realini
Presidente Unione Intercity Svizzera e Liechtensteinin occasione della consegna del terzo PRIX ZONTA il 6.11.09 a Berna

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